Chi siamo

Tutto è iniziato quel 28 febbraio 2004 quando abbiamo per la prima volta, messo piede in quella landa di terra desolata nella provincia di Warrap nel Sud-Sudan; praticamente sulla linea di confine tra nord e sud dove da oltre 25 anni si combatteva per l'indipendenza del sud. 

Altre volte durante la guerra eravamo stati in quel paese per delle missioni chirurgiche di un mese, ma molto più vicino al confine con il Kenia in modo da essere recuperati dalle Nazioni Unite in caso di attacco.

Dimenticavo di dire che mia moglie ed io eravamo, e siamo tuttora, soci del Comitato Collaborazione Medica di Torino, una delle prime ong a inviare personale sanitario in zone remote del Sud-Sudan durante la guerra.

Il suo presidente, Prof. Pino Meo, nel 2003 era già stato due volte in quelle zone per verificare le reali necessità. Addirittura, in mancanza di ogni presidio sanitario, aveva praticato degli interventi chirurgici d'emergenza su un tavolaccio, sotto una piccola tenda. L'anno seguente ha chiesto a noi di andare in quel piccolo villaggio di Turalei, con una cinquantina di capanne, situato in una posizione strategica sulla pista più battuta che proviene dal nord.

Con piacevole sorpresa abbiamo trovato un piccolo nucleo di Suore di Madre Teresa di Calcutta, la cui superiora era addirittura italiana, e sarebbe poi divenuta di fondamentale importanza per il nostro progetto, altri due giovani sacerdoti africani componevano la piccola comunità. In precedenza eravamo stati informati della presenza di una piccola struttura adibita a dispensario, e lì avremmo dovuto svolgere la nostra missione chirurgica ma, per mancanza di fondi, non era stata terminata.

Come sempre, andando in quei luoghi, si cerca di portare con se un po' di denaro, e quella volta, prima di partire, attraverso i nostri amici Baruffaldi, avevamo ricevuto dallo Sci Club Retiche Ski di Tirano, una cospicua somma da portare con noi. Tale somma è servita per ultimare i lavori di quel piccolo ospedale in embrione. In quel mese siamo anche riusciti a visitare molti pazienti e, negli ultimi 11 giorni a effettuare 55 interventi chirurgici.

Per ragioni di spazio e di tempo non possiamo qui dilungarci, anche se questa storia lo meriterebbe, ma è certo che da quella esperienza, peraltro non nuova per noi, qualche cosa di diverso era scattato. Così, considerando la totale mancanza di strutture sanitarie fra quelle genti stremate da una lunga guerra, dalle malattie, dalla malnutrizione, dalla povertà e, con l'avvio da parte delle Nazioni Unite di un possibile trattato di pace, abbiamo iniziato a fantasticare l'ampliamento di quel piccolo dispensario.

In quel periodo le nostre sere, illuminate dal meraviglioso cielo africano, erano piene di un gran parlare fra noi, le suore e i padri, di quello che avremmo potuto fare e, alla fine del nostro soggiorno siamo tornati in Italia con le loro mille raccomandazioni di non dimenticare. Ovviamente così è stato e, appena giunti a casa più determinati che mai, con una buona documentazione fotografica dei luoghi e del lavoro svolto, abbiamo iniziato a coinvolgere amici, parenti, conoscenti. La nostra organizzazione di Torino, dopo i primi momenti di dubbio per il grosso impegno che si prospettava, ha sposato in pieno la causa accettando la gestione del progetto.

Ciò che dà a questa "avventura" una straordinaria particolarità, è che sin dall'inizio, siamo stati testimoni di una serie fortunatissima di coincidenze, tanto da lasciare perplesso chiunque. Al riguardo, le nostre ormai carissime suore gridano al miracolo, altri meno credenti, ammettono una serie di strane circostanze.

Come abbiamo ricordato all'inizio, è stato assolutamente fondamentale il ruolo della Superiora, eccezionale donna, che di Madre Teresa ne ha preso tutto il carisma. Sin dall'inizio non ha mai dubitato della riuscita di questo progetto, accettando di fare da punto base e tramite per ogni occorrenza.

Dopo vari incontri con il CCM di Torino, fatti di ragionamenti, proposte e progetti, siamo stati contattati dall'arch. Paolo Cattaneo di Legnano, che sin dal primo incontro ne è rimasto coinvolto e ha deciso di prendersi a carico la costruzione dell'ospedale. Trattandosi dell' ampliamento di un dispensario diocesano, anche il Vescovo doveva essere consenziente e partecipe del progetto, così come infatti è stato. Eravamo intanto arrivati alla metà del 2005, i lavori sono iniziati e proseguiti speditamente. Nel frattempo altri partners si sono aggiunti ed in particolare il Rotary di Gubbio che, venuto a conoscenza del progetto, ne ha sposato la causa e ha fatto da tramite per un importante contributo della CEI.

Il nuovo ospedale inizialmente prevedeva 40 posti letto, distribuiti fra i reparti di medicina, chirurgia, maternità, pediatria, blocco operatorio, sala parto, ambulatori e naturalmente laboratorio analisi, farmacia e servizi igienici; ma, per quella famosa serie di coincidenze si è infine allargato a 80 posti letto, comprendendone quindi altri 40 per la cura della Tubercolosi e AIDS.

Per quanto riguarda specificatamente la parte sanitaria, dobbiamo dire che da allora, mia moglie ed io siamo ritornati a Turalei una o due volte l'anno. Insieme alle Suore abbiamo continuato a lavorare, mano a mano usufruendo dei padiglioni terminati e, mentre noi eravamo in Italia, loro assistevano e curavano una mole infinita di pazienti che ormai giungevano anche da regioni lontane.

Due anni fa abbiamo deciso di fondare una scuola per infermieri di base, in modo da formare uno staff locale per l'ospedale. Mia moglie si è fatta carico di questo impegno e da allora rimane per più mesi all'anno in Sud-Sudan. Al momento abbiamo 16 infermieri , molto motivati e orgogliosi del loro lavoro, purtroppo siamo carenti di personale laureato.

Dall'anno 2004 ad oggi, parecchie migliaia di malati sono stati visitati e curati, personalmente ho operato 440 pazienti e molti di loro con patologie gravi. Il tutto in condizioni disagiate, vale a dire senza elettricità e con un frontalino in testa come unica fonte di luce per gli interventi chirurgici, usando tanniche di acqua attinte ad un pozzo e con temperature medie fra 35 e 48 gradi all'ombra.

Nelle ultime due missioni, siamo stati affiancati da alcuni volontari valtellinesi, e nel novembre scorso, per la prima volta da un oculista che ha visitato 400 pazienti, selezionandone 170 per un prossimo intervento di cataratta.

Turalei è molto cambiato, è cresciuto a dismisura e oggi appare come una grande baraccopoli. Sono già state costruite le prime case in muratura e le bancarelle del mercato sono colme di mercanzie che provengono dal nord.

La fragile pace accordata fra nord e sud, ha permesso a molti profughi di rientrare ai loro villaggi e la piana di Turalei è diventata allettante, sia per la presenza di scuole qualificate e sia per l'ospedale, già proposto a diventare di riferimento per tutta la regione. Questi due importanti servizi diventeranno un' opportunità di crescita e progresso.

Il giorno 2 dicembre 2007, il Vescovo Max Macram Gassis, ha inaugurato l'ospedale dandogli il nome di "S. Ubaldo e Mother Teresa - General Hospital". Per questo evento, tutta la popolazione era presente e sono arrivati anche alcuni importanti politici del governo Sudanese, che hanno promesso la loro collaborazione a mantenere questo bene prezioso. I lavori di finitura non sono terminati ma l'attività sanitaria si svolge normalmente.

La sfida più grande è ora aperta, gestire un ospedale di questo tipo, dando dei servizi qualificati alla popolazione non sarà semplice, ma se le buone coincidenze continueranno ad assisterci, tutti insieme potremo farcela.

Per quanto riguarda noi della Valtellina, è partito un incredibile coinvolgimento emotivo e materiale per questa avventura, da due anni ci siamo legalmente costituiti in un comitato "PER TERRE REMOTE" augurandoci di percorrere ancora molta strada.   Peter e Resi Taliente
  Peter Taliente - Medico Chirurgo Resi Boninchi - Coordinatrice sanitaria

Il Consiglio Direttivo

Presidente:  Peter Taliente

Vice Presidente: Resi Boninchi

Segretario:  Luciano Rusconi

Tesoriere:   Pierfranco Vincelli

Consiglieri:

Sabrina Giardini
Fabrizio Celso
Leonardo Stigliani
Giuseppe Pola